TRATTAMENTO ORTODONTICO: UN LAVORO DI SQUADRA

Trattare un paziente ortodontico, innanzitutto, significa trattare una piccola comunità costituita da lui, i suoi genitori, e spesso anche i nonni che, essendo talvolta i finanziatori, pretendono di avere voce in capitolo. In alcuni casi, sempre più frequenti, i genitori sono separati o divorziati, ciascuno ha il suo dentista di riferimento e nessuno è disposto a cedere sovranità all’ex-coniuge sui figli, usati anche in queste situazioni come strumento di ricatto. Si consideri poi che il trattamento ortodontico non equivale ad un intervento chirurgico: dura a lungo, il paziente è sveglio, cosciente e deve svolgere le sue normali funzioni fisiologiche e di relazione. E’ quindi necessario che prenda coscienza della delicatezza di ciò che si sta facendo nella sua bocca e di quella degli strumenti in essa contenuti, deve adeguare le sue abitudini alimentari, le sue manovre di igiene orale, rimuovere eventuali vizi quali, ad esempio, il mangiarsi le unghie. Insomma si tratta di un vero lavoro di squadra il cui protagonista principale, come se non bastasse, viene “disturbato” in uno dei momenti più delicati del suo sviluppo. E’ quindi necessario che si instauri una certa complicità fra paziente e terapeuta sulla quale l’intervento dei genitori può essere di estremo aiuto, ma anche terribilmente dannoso. Tutti questi aspetti possono e devono essere gestiti dal professionista e dal suo staff, ma talvolta, nonostante le migliori intenzioni, non tutto va per il verso giusto e non è facile addossare la responsabilità a questo od a quello. Di contro nei casi, fortunatamente non infrequenti, in cui il rospo si trasforma in Principe Azzurro, vedere gli occhi luminosi del ragazzo o della ragazza che trasudano felicità e riconoscenza, come si suole dire, non ha prezzo.

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